Victoria Manganiello – L’Arte Tessile Come Metafora – DHG Intervista Esclusiva

da Annalisa Chelli - 19 gennaio 2017
Annalisa Chelli

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Sicily and Tuscany are in my blood. Travelling, movies, music, and art are the things I enjoy the most. I love whales, tattoos, the sea, Africa, good food, big smiles, Picasso, ‘The Master and Margarita’, and ‘Marriage Italian Style’. I believe in Charles Darwin and in the proverbs my grandmother said.
Annalisa Chelli

Victoria Manganiello

Da questo blog ho un grande privilegio. Intervistare strepitosi artisti legati al mondo tessile o della fiber art. Oggi, più che mai, sono entusiasta dell’artista che ho scovato perché Victoria Manganiello ha davvero una marcia in più. Victoria ha origini italiane, precisamente Toscane, ma vive a Brooklyn. Ama leggere coccolata dal dondolio di un’ amaca e dal calore di un tiepido sole. Apprezza i film di Bergman. E il suo posto preferito di New York (la madre di tutte le città!) è la metropolitana, che le permette di osservare un’immensa e variegata collettività riunita in quel luogo un po’ misterioso. Ma arriviamo al sodo. Victoria ed il suo telaio. Un elemento umano ed uno meccanico che in perfetta sintonia creano splendore. Mai più che in questo caso le immagini delle opere parlano da sole. I suoi lavori sono tavole tessili dove fili e pittura s’intrecciano in una danza perfetta. Una danza orchestrata dal ritmo del telaio, dove trama, ordito e pennelli si danno il cambio senza alcuna forzatura. E poi i colori, ah quanto sono armoniosi! Per non parlare dei messaggi dietro questi capolavori. Ma non voglio svelarvi tutto io, perciò passo la parola a Victoria.

victoria manganiello

Intervista

Victoria Manganiello condivide con noi alcuni segreti

DHG: ciao Victoria, vivi a Brooklyn ma il tuo cognome suona italiano. Mi sbaglio?
VICTORIA: 
ciao! Vivo a Brooklyn ma hai ragione, il mio cognome è italiano. I miei bisnonni si trasferirono a Brooklyn da Lucca, in Toscana, negli anni ‘20. I miei genitori lasciarono Brooklyn per trasferirsi in periferia quando nascemmo io e mia sorella, ma per una felice combinazione dopo essermi laureata sono tornata a Brooklyn. Non lontano da dove viveva la mia famiglia quasi un secolo fa. Abito in un quartiere vivace e affascinante a prevalenza italiana, che si chiama Carroll Gardens nel sud di Brooklyn.

D: la persona che più ha influenzato la tua vita?
V: questa è una domanda difficile a cui rispondere perché per mia grande fortuna ho tanti mentori che mi aiutano nella mia vita. Ma ti voglio raccontare un’esperienza importante che ho fatto da adolescente. Da ragazzina ho sempre avuto un grande interesse per l’arte e il design. All’età di 16 anni, sono andata con un amico e i suoi genitori a visitare un museo. Sua mamma mi chiese chi fosse il mio artista o designer preferito, e perché. Scelsi Lloyd Wright. Prima di venire via, comprò “Studies and Executed Buildings of Frank Lloyd Wright,” nel negozio del museo e me lo regalò. Mi spiegò quanto fosse importante conoscere il lavoro che precedeva quello che avevamo visto quel giorno. Disse che solo conoscendo il passato possiamo influenzare il futuro. Fu gentile e di grande sostegno.  
victoria manganiello

Victoria Manganiello – processo creativo

D: quali sono i tuoi temi ricorrenti, la filosofia dietro le tue opere?
V: la stoffa rappresenta uno spazio eccezionale per le metafore. Molte culture la usano nel folklore o in detti popolari come ad esempio “tramare nel buio” o “avere stoffa.” È la perfetta manifestazione visiva di concetti come cooperazione o stabilità, fragilità o intimità, e una letterale riorganizzazione e trasformazione della linea. I miei dipinti sono un tentativo di capire il tempo, di illustrare le interruzioni che complicano la nostra comprensione della sua linearità. Uso l’astrazione per aprire uno spazio su cui chi osserva possa sovrapporre le linee temporali della propria vita, e contemplare la varietà delle linee che sta vivendo
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victoria manganiello

victoria manganiello

D: i tuoi lavori sono  pazzeschi. Opere tessili dipinte con maestria . Puoi descriverci il processo creativo per  realizzarli?
V:
grazie per le belle parole. Il mio flusso di lavoro è molto tecnico e basato su un processo ben definito. Intuitivo e a immersione totale. Tingo i filati prima, durante e dopo averli tessuti. Essenzialmente costruisco la tela fisica mentre ne sviluppo la superficie visiva. In molti casi, filo a mano, il che significa che parto dalle fibre grezze provenienti direttamente da un animale o da una pianta, e poi le tingo con una tintura che miscelo personalmente. Nel corso dell’ultimo anno, mi sono concentrata sull’uso di materiali esclusivamente naturali. Una delle cose che preferisco della tessitura e della struttura del tessuto è che richiede un processo meticoloso e un insieme di strumenti particolari. Si deve prestare grande attenzione alla matematica, agli allineamenti, e alla tensione. Ma alla fine si crea un prodotto organico.

victoria manganiello

Victoria Manganiello – L’arte da dentro

D: l’impatto visivo dei tuoi dipinti tessili è grandioso. Solenne ma senza la pesantezza dello sfarzo superfluo.  Come sei arrivata a questo stile così fortemente tuo, così riconoscibile?
V: grazie per questa osservazione. Mi rende molto felice. Il processo creativo è molto personale e ogni opera è il prodotto di chi sono e di quello che sta accadendo nella mia vita in quel momento. A ispirarmi sono i miei materiali;  i colori che miscelo e le fibre che filo danno forma al lavoro che ne segue. Mi piace sempre sottolineare che la stoffa è qualcosa di familiare per tutti, indipendentemente da sesso, estrazione sociale, religione, o nazionalità. Ogni essere umano interagisce con essa intimamente quotidianamente. Quindi credo che un osservatore possa trovare una connessione con il mio lavoro, per quanto subliminale, perché ha già familiarità con il medium. Da quando nasciamo a quando moriamo, non passa un giorno in cui ci separiamo dai materiali con cui io lavoro.

victoria manganiello

D: puoi parlarci del messaggio dietro ‘Get Me Out Of Here’?
V: “Get Me Out of Here” fu la prima di molte installazioni di pannelli geografici. Mi interessa molto quello che ci rende uguali in un mondo in cui veniamo costantemente differenziati. La mappa del mondo, come immagine, può essere esplorata da molte angolazioni per dimostrare questo concetto. Ma a parte le linee politiche e i confini, viviamo tutti sulla stessa terra. Con “Get Me Out of Here,” ho raccolto informazioni sulla storia riguardante le “controversie” degli Stati Uniti con altre nazioni dall’anno di fondazione, il 1776. Poi, sulle mappe che ho tessuto, ho tirato delle linee di filo tra quei posti e gli USA. In esplorazioni successive ho illustrato la mappa da punti di vista politici e info-grafici, oltre che geologici con la rappresentazione di Pangea
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victoria manganiello

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http://www.victoriamanganiello.com/

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