Un’intervista con Shelley Jones

da Annalisa Chelli - 9 maggio 2016
Annalisa Chelli

Annalisa Chelli

Community Manager at DHGshop
Sicily and Tuscany are in my blood. Travelling, movies, music, and art are the things I enjoy the most. I love whales, tattoos, the sea, Africa, good food, big smiles, Picasso, ‘The Master and Margarita’, and ‘Marriage Italian Style’. I believe in Charles Darwin and in the proverbs my grandmother said.
Annalisa Chelli

Curriculum selezionato Shelley Jones

Shelley Jones

Introduzione

  • Artista professionista, lavora con il feltro, perline di vetro, fil di ferro, e argilla di metallo pregiato e d’argento (PMC) dal 1997

Storia

  • Nata a Detroit, Michigan, si forma come artista grafica e come tale lavora per 18 anni, specializzandosi in media a stampa.
  • Virginia Commonwealth University, Richmond, VA, Laurea Triennale in Servizio Sociale (1992) e specializzazione in Servizio Sociale (1993), indirizzo servizio sociale medico

Formazione professionale

  • Ha studiato con artisti di fama internazionale tra cui: Felt-Lisa Klakulak, Satchiko Kotaka, Anita Larkin, Catherine O’Leary, Andrea Noeske-Porada, Judit Pocs, Jeanette Sendler

Ricerca

  • Lavoro con perline di vetro-Carol Cypher, Cynthia Rutledge, Joyce Scott
  • PMC-Celie Fago, Fred Woell
  • Lavoro con fil di ferro Susan Adams, Arline Fisch, Marilyn Moore

Insegnamento

  • Corsi di lavoro con perline di vetro, fil di ferro, feltro e argilla d’argento dal 1999
  • Visual Arts Center of Richmond, Virginia
  • Studio Baboo, Charlottesville, Virginia
  • Virginia Museum Studio School, Richmond, Virginia
  • Fandangle Beads, Richmond, Virginia

Pubblicazioni

  • Rivista Bead & Button, Giugno 2005, pag. 20, immagine
  • 1. Cypher, hand felted jewelry and beads, 25 artful designs (gioelli in feltro fatti a mano e perline, 25 idee artistiche), pag. 114, immagine (Interweave Press 2006)
  • Zoneone Arts, 2015, intervista online, www.zoneonearts.com.au
  • Connie Fox, Maker Magic, How to Develop Your Voice Designing Art Jewelry (Magia Artigiana, come sviluppare un tuo stile personale nel disegnare gioielli artistici), pag. 40, immagine (EBook, 2014)

Mostre su invito 2016

  • Teapots! 10th Mostra su invito, Morgan Contemporary Glass Gallery,  Pittsburgh, PA

Shelley Jones opera in feltro

Intervista

DHG: Quali sono le tue fonti d’ispirazione?
SHELLEY: Piante da giardino e del bosco, baccelli, funghi, fotografia microscopica, gli strumenti fabbricati dall’uomo e le loro forme, gli angoli e il movimento. Ah! Praticamente tutto quello su cui poso gli occhi.

D: C’è un colore che prediligi rispetto ad altri per esprimere la tua arte?
S: Ho un debole per il ruggine, l’oliva, il giallo senape. Colori boschivi, autunnali. Ma ammiro i lavori che usano colori più accesi.

D: Il mondo dell’arte tessile è ampio ed eterogeneo, perché la lana ha catturato maggiormente la tua attenzione?
S: Arrivo dall’argenteria e dalle perline di vetro, e trovo che il feltro mi offra leggerezza, malleabilità e colori infiniti.

D: Cosa esprimi con le tue Soft Sculpture?
S: Non ho un messaggio onnicomprensivo da trasmettere. Mi viene un idea e penso, “E se…?” e ci provo subito. Può essere qualcosa che diventa un gioiello o un vaso decorativo o un quadro da appendere. Il feltro, per me, è un medium molto tattile. Ha una mano eccezionale e voglio che altri sentano la stessa sensazione che sento io.

D: C’è un periodo dell’anno o un momento del giorno nel quale sei più creativa?
S: Sono assolutamente un tipo notturno, inizio a lavorare nel tardo pomeriggio fino a tarda notte. In inverno tendo ad andare un po’ in letargo, ma con la primavera comincio a lavorare attivamente.

D: Una volta che la tua opera è finita, come ti senti? Ne sei gelosa e vorresti tenerla tutta per te oppure sei smaniosa di condividerla con gli altri?
S: Quando ho iniziato, è stato difficile separarmi dalle mie opere, ma appena le ho finite voglio subito passare alla prossima idea. Mi fa sempre piacere quando qualcuno tocca il mio lavoro e lo vuole tenere per sé.

D: Per alcuni, il processo creativo, è anche un momento di profonda analisi interiore. E’ lo stesso anche per te?
S: Lavorare con il feltro permette di meditare. Mi perdo nel mio lavoro, perdo il senso del tempo. Se non sono sotto pressione per una scadenza entro cui devo finire un pezzo, mi godo il progesso meditativo del “fare”. Mi posso lasciare andare a dei voli con la fantasia e renderli parte del mio lavoro.

D: Raccontaci della collaborazione con DHG. Quale delle nostre fibre hai scelto per la realizzazione delle tue opere e perché? C’è un messaggio particolare dietro alle opere che ne sono scaturite? Il bilancio della collaborazione?
S: Sono felice di realizzare pezzi che, attraverso il DHG Charity Project, aiuteranno l’Ospedale Pediatrico Meyer, e mi fa piacere che mi abbiano chiesto di partecipare. Ho scelto di lavorare con i tops di lana merino extra fine perché mi piaceva la gamma di colori. Il top è davvero extra fine, e soffice anche se compatto dopo l’infeltrimento. Ho usato sia la tecnica dell’infeltrimento a secco che l’infeltrimento ad acqua. Sono riuscita a miscelare alcuni colori per produrne di nuovi che funzionavano bene per le opere che avevo in mente. Sono stata molto soddisfatta per la rapidità del processo e la solidità del risultato. Ho realizzato quelle opere perché riflettessero il mio lavoro, tuttavia sono nuove per me. Spero che evochino un senso di giocosità e stimolino la voglia di toccare.

D: Il tuo film preferito?
S: L’ultimo film che ho trovato davvero commovente e che mi ha ispirato è stato Bill Cunningham New York. Un documentario del 2010, su di un fotografo che fotografava la gente di New York e la loro moda. Mi ha colpito il contrasto triste, dolce e gioioso tra la sua vita privata e quella lavorativa, tra il suo carattere introverso e il suo bisogno di essere estroverso per ottenere quello che gli serviva per realizzare le sue opere.

D: Il  personaggio di un libro che più ti rispecchia?
S:
 Non ho mai trovato un personaggio a cui mi sentissi simile. Mi piace leggere romanzi, specialmente di spionaggio, fantascienza, e gialli, e non vorrei essere molti dei personaggi che si incontrano in quei libri!

D: La frase più ricorrente nei tuoi discorsi?
S:
 Non c’è mai abbastanza tempo. Oppure, come passa il tempo…

D: Hai l’opportunità di inserire un suono o un’immagine da spedire nello spazio all’interno del Voyager Golden Record, così da raccontare ad un extra terrestre cosa sia la vita sulla Terra, cosa scegli?
S: Il canto degli uccelli e delle cicale d’estate.

D: C’è un luogo a te caro, un luogo che custodisce buoni ricordi?
S:
Un prato nel Parco Nazionale di Yosemite. Così silenzioso e pacifico, con un ruscello gorgogliante che lo attraversa.

D: Se ti dovessi descrivere con solo aggettivo, quale sarebbe?
S: Intuitiva.

D: La macchina del tempo è a tua disposizione,  puoi viaggiare nel passato. Quale periodo storico scegli e chi, fra gli illustri protagonisti della Storia dell’Umanità, vuoi conoscere?
S:
 Mi piacciono troppo le comodità del 21° secolo perché io voglia viaggiare nel passato, ma ci sono tanti artisti di varie epoche che mi piacerebbe vedere nei loro studi, pittori e scultori.

Shelley Jones

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