Marianne Kemp e il crine di cavallo: Intervista Esclusiva DHG

da Annalisa Chelli - 20 Ottobre 2016

Annalisa Chelli

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Sicily and Tuscany are in my blood. Travelling, movies, music, and art are the things I enjoy the most. I love whales, tattoos, the sea, Africa, good food, big smiles, Picasso, ‘The Master and Margarita’, and ‘Marriage Italian Style’. I believe in Charles Darwin and in the proverbs my grandmother said.
Annalisa Chelli

Marianne Kemp è una designer tessile olandese specializzata nell’utilizzo di una fibra a dir poco inusuale: il crine di cavallo. Questo materiale è estremamente inconsueto ma anche profondamente malleabile. Una volta lavorato dalle abili mani di Marianne Kemp, si trasforma in pannelli da muro o da finestra, abiti, gioielli e oggetti di design. E se il materiale di per sé già non bastasse a farvi innamorare dei i suoi lavori, aggiungete allora pattern non convenzionali che permettono giochi di colore eccezionali e non avrete scampo! Marianne Kemp si racconta in questa intervista da leggere tutta d’un fiato.

Marianne Kemp

Intervista

D: sono rimasta molto colpita dal tuo stile così contemporaneo e innovativo, un approccio espressivo in cui scorgo delle affinità con il modernismo della gloriosa Bauhaus. Sono definizioni e collegamenti in cui ti ritrovi?
M: 
mi piacciono i tessuti in stile Bauhaus. Sono proprio le combinazioni di colore che riconosci facilmente come Bauhaus. Il mio punto di partenza, molti anni fa, sono stati i pattern e le combinazioni di colore. Ma dal 2001 sono più interessata alla consistenza dei tessuti, a come poter creare una consistenza tattile nella stoffa usando tecniche tessili con un materiale aggiuntivo come il crine di cavallo. Per spingere la tecniche oltre, al di là delle righe o di una bella stoffa ben tessuta. Amo le installazioni, e questo mi permette di ampliare i miei orizzonti utilizzando materiali diversi e creando effetti tridimensionali. Adoro i disegni architettonici per le linee e le superfici, in fondo la tessitura è architettura  e quindi sì in un certo senso lo si può vedere come Modernismo.

Marianne Kemp

D: un’altra tua caratteristica che mi ha a dir poco impressionata è il materiale prediletto per le tue opere: il crine di cavallo. Vuoi parlarci di questa tua preferenza?
M: il crine di cavallo è un bel materiale, molto forte che ha una lucidità naturale e una splendida consistenza. Ho provato altri materiali non naturali, ma per me non funzionano. Lavoro anche con alcune fibre vegetali ma il crine di cavallo è il mio preferito in assoluto. In combinazione con lino o lana conferisce al tessuto una mano naturale che dà carattere al risultato finale. Permette un’ampia sperimentazione e io ho ancora tante idee da esplorare. Oltre alla resistenza e alla brillantezza poi, il crine offre anche un’ampia gamma di colori. Insomma mi piace tantissimo lavorare con questa fibra.

Marianne Kemp e il mondo del tessile

D: complementi d’arredo, abiti, tessuti, installazioni, oggetti in 3D. Un mondo tessile ampio il tuo. C’è qualcosa che ancora non hai sperimentato e in cui  vorresti cimentarti?
M: alcuni anni fa ho realizzato dei campioni per prodotti/arte da esterni. Questa è un’attività in cui mi vorrei tuffare più a fondo. Lo scorso giugno ho realizzato una tela per un progetto artistico per esterni. È stato molto più difficile di quanto mi aspettassi inizialmente. Non è così semplice tradurre tecniche piccole e fragili su larga scala, lavorando con materiali più duri. Mi piacerebbe portare ancora avanti quel progetto. Inoltre, mi piacerebbe fare più collaborazioni con altri creativi. Lavorare con altre persone e con altri materiali ti dà idee nuove da mettere in pratica.

Marianne Kemp

D: la tessitura è un processo creativo dai tempi molto dilatati. Che immagino richieda una certa pazienza. Cos’è che ti ha fatto appassionare a questo mezzo espressivo così impegnativo?
M: quando tesso c’è silenzio e mi concentro perfettamente. È l’unico momento del giorno in cui faccio una cosa alla volta. Qualcuno la chiama meditazione. Ho bisogno che le mie mani siano impegnate in qualcosa per far riposare il cervello. Mentre tesso, tenendo in mano i fili, mi vengono idee per nuovi progetti.

Marianne Kemp. L’anima segreta delle sue opere.

D: dove sei nata? E quanto ha influito il tuo luogo di nascita nel diventare ciò che sei oggi?
M: sono nata a Woerden, in Olanda. La cosa particolare del luogo dove sono nata è che c’era tanto spazio intorno, e avevamo una capanna enorme in giardino. Mio padre ci teneva un mucchio di cose. Così da bambina raccoglievo le cose che m’interessavano in giardino o nella capanna  e le usavo per farci oggetti, spille per capelli,  gioielli, orologi. Da allora ho una passione per i mercatini di antiquariato e di seconda mano. Ho anche un’ampia collezione di cose bizzarre. Mi sono accorta che prima di appassionarmi ai tessuti avevo un interesse più ampio nel fabbricare oggetti, non solo di stoffa, per cui forse in futuro tornerò a realizzarne di nuovo anche con altri materiali.

Marianne Kemp

D: ti va di parlarmi della tua opera hchwa-d? Mi piace tantissimo e vorrei saperne di più.
M: tutti i miei lavori hanno un punto di partenza diverso. A volte è una tecnica, a volte è una “texture” che ho visto da qualche parte e che voglio riprodurre attraverso la tessitura. La maggior parte delle volte le idee mi vengono mentre sto tessendo qualcosa, mentre ho il materiale in mano. È strano che tu citi HCHWA-D, un’opera che ho realizzato quando a mio padre fu diagnosticata una forma di demenza. HCHWA-d è il nome specifico della sua patologia. Nel periodo in cui comparve la malattia io stavo lavorando a quest’opera. Quando mi sedevo al telaio, pensavo a mio padre e ai vuoti che si stavano creando nel suo cervello, alla sua perdita della memoria. Quest’opera si stava tessendo da sola sotto le mie mani senza che io avessi un progetto. 

Marianne Kemp

Consigli di lettura

D: una lettura che vuoi consigliare a chi s’interessa di arte tessile?
M: weaving as Metaphor (La tessitura come metafora) di Sheila Hicks. Quando tengo dei workshop per principianti, questo è il libro migliore. Un’altra grande ispirazione è rappresentata da Peter Collingwood, che aveva un modo del tutto diverso di tessere. Pensava a un disegno, e se non era possibile realizzarlo con il telaio che aveva a disposizione, modificava il telaio, e non esitava nemmeno a usare la sega. Così non lasciò che il telaio fermasse le sue idee per nuovi tipi di tessuto. Jessica Hemmings è un’esperta di tessuti che ha scritto dei libri interessanti sull’argomento.

Il sito web di Marianne Kemp.

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