Moira Bateman: interviste esclusive DHG

da Annalisa Chelli - 26 Febbraio 2016

Annalisa Chelli

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Sicily and Tuscany are in my blood. Travelling, movies, music, and art are the things I enjoy the most. I love whales, tattoos, the sea, Africa, good food, big smiles, Picasso, ‘The Master and Margarita’, and ‘Marriage Italian Style’. I believe in Charles Darwin and in the proverbs my grandmother said.
Annalisa Chelli

Moira Bateman

Moira Bateman è una contemporary visual artist di Minneapolis in Minnesota. Vestiti scultura, site-specific, creazioni su larga scala che spesso si adagiano vicino a fiumi o su praterie.

Moira Bateman

I materiali utilizzati sono sia fibre tessili animali che foglie, rami di pino, inchiostro, cera. Natura selvaggia ed emotività umana s’incontrano e scontrano nelle sue opere, così ricche di elementi architettonici e primordiali. E adesso Bateman si racconta in prima persona.

Intervista

Moira Bateman Moira Bateman

DHG: ciao Moira. Tu sei una Visual Artist contemporanea con un Master in Architettura del Paesaggio. Approdando al tuo sito web si percepisce immediatamente, nei tuoi lavori, la connessione fra l’ambiente naturale e gli elementi umani più intimi e vulnerabili. Parlaci di questa tua scelta stilistica.
MOIRA: Nel mio lavoro, rifletto sul contrasto tra il carattere selvaggio di ogni forma di vita e la sua vulnerabilità intrinseca. Entrambi gli aspetti sono dentro ognuno di noi, e anche in ogni forma vivente del mondo inteso in senso più ampio. Così getto lo sguardo sulle crepe attraverso cui si insinua l’elemento selvaggio, dove la forza della natura ha il sopravvento.

D: nella tua gallery ho visto molte sculture tessili in larga scala realizzate con fibre naturali. Lino, lana, seta. Qual è il valore aggiunto che questi materiali danno ai tuoi lavori?
M: Cerco di esprimere l’idea di una forza vitale potente. Ho scoperto che le fibre naturali possono evocare questa natura selvaggia, forte, istintiva quando vengono impiegati con quell’intenzione.

D: il Minnesota, dove sei nata e dove hai ideato la maggior parte delle tue opere e installazioni, che ruolo ha giocato nella tua crescita personale di artista?
M: Il Minnesota è il luogo in cui ho vissuto gran parte della mia vita, per cui ho diversi strati di ricordi associati con luoghi specifici in questo stato. I ricordi, le storie e le associazioni sono strati su strati che creano un dialogo personale, una specie di mappa fluida che occupa la mia mente e mi lega ulteriormente a questi luoghi. Un esempio sono i ricordi dei momenti che ho trascorso da bambina a Minneapolis, correndo a perdifiato su e giù per gli argini, alti 45 metri, che corrono lungo il fiume Mississippi. Mi piaceva potere sperimentare la natura selvatica e un senso d’avventura a pochi isolati da casa. Il fiume e le sue rive ripide sono ancora una forza che non può essere controllata in modo affidabile. È un varco selvatico che taglia il reticolo delle vie cittadine. È una crepa in cui si insinua l’elemento selvaggio.

Moira Bateman Moira Bateman

D: sete lasciate giacere ai margini di un fiume. Con foglie di quercia e betulla a coprirle. Per colorare così le sete. Un sistema che trovo estremamente romantico e potente. Esiste una metafora o un messaggio segreto dietro questa metodologia che hai scelto per la realizzazione di Vasteras, Sweden?
M: Nell’avvolgere la seta con le foglie, nel sommergerla e lasciarla nei corsi d’acqua, cerco di lavorare velocemente senza pensare troppo a cosa sto facendo. Lavorando e restando in silenzio, spero di lasciare ai luoghi stessi il tempo e la possibilità di lasciare il proprio messaggio nel tessuto.

D: le tue opere mi fanno venire in mente una parola: rituale. Forse perché mi catapultano in un tempo antico che ha dato origine al Tutto. Hai un rituale quotidiano che ti accompagna in un momento particolare della tua giornata?
M: Le cose principali di cui ho bisogno ogni giorno per pensare e lavorare sono il caffè nero e la solitudine.

D: qual è la tua tecnica preferita d’infeltrimento e come hai scoperto il feltro?
M: Preferisco il controllo sul tessuto che ottengo con l’infeltrimento ad ago. Questa tecnica mi permette anche di lasciare aree della lana naturali, dando loro un aspetto selvaggio. Ho iniziato a lavorare con il feltro usando lana Navajo Churro. Le pecore erano della famiglia di un amica, e mi piaceva andare a visitare la fattoria per intere giornate. Iniziai con lane per lo più grezze e mi gettai a capofitto nel lavoro. I primi pezzi che realizzai erano piuttosto grandi.

Moira Bateman

D: in quale luogo del mondo vorresti ambientare la tua prossima site-specific?
M: Mi intrigano le paludi in Minnesota e mi piacerebbe tantissimo fare dei lavori site-specific relativi alle paludi in Scandinavia.

D: ti va di consigliarci un libro di arte tessile per coloro che vogliono avvicinarsi a questo settore?
M: “Second Skin” di India Flint è un libro davvero meditato sul tessuto, sulla tintura naturale, sul rammendo e l’esperienza umana. È pieno di meravigliosi dettagli e fotografie.

Moira Bateman

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