Eva Basile: interviste esclusive DHG

da Annalisa Chelli - 7 Marzo 2016

Annalisa Chelli

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Sicily and Tuscany are in my blood. Travelling, movies, music, and art are the things I enjoy the most. I love whales, tattoos, the sea, Africa, good food, big smiles, Picasso, ‘The Master and Margarita’, and ‘Marriage Italian Style’. I believe in Charles Darwin and in the proverbs my grandmother said.
Annalisa Chelli

Eva Basile

Eva Basile per noi è la Signora del Feltro. Questo suo soprannome fa già intuire quanto Eva sia brava nella lavorazione del feltro artigianale e quanto il feltro si senta legato a lei!

Eva Basile

Eva, nata a Firenze e circondata da libri illustrati e opere d’arte fin da bambina, si è poi laureata in Arti Visive e ha successivamente intrapreso la strada delle arti tessili. E’ proprio vero che La Bellezza crea Bellezza come sosteneva il filosofo fiorentino Marsilio Ficino. Instancabile sperimentatrice e portatrice sana di talento tessile, Eva è un vero punto di riferimento nel settore. Ed è anche un’eccellente insegnante che unisce nelle sue lezioni teoria e pratica. Eva terrà in DHG due corsi base dove insegnerà la differenza fra lane cardate e lane pettinate e le tecniche del nunofeltro e del feltro 2D e 3D. Conosciamola meglio attraverso le sue parole. Buona lettura!

Intervista

Eva Basile

DHG: ciao Eva. Possiamo tranquillamente definirti un’artista tessile a tutto tondo. Ti occupi infatti di tessitura, feltro, catalogazione di tessuti, tessitura a tavolette. E sei anche un’insegnante. Fra tutti questi mezzi espressivi, quale ti è più congeniale e perché?
EVA: sì in effetti mi occupo di molte cose! Alcune sono discipline che riguardano poco l’arte, vedi la catalogazione. Altre, come la tessitura a tavolette, sono meno immediate, sono tecniche che mi incuriosiscono ma nelle quali non mi cimento con intento artistico! In tutte al lavoro personale e lo studio affianco l’insegnamento. Feltro e tessitura operata sono i mezzi con cui creo artisticamente, l’uno per la versatilità e la possibilità spaziare nella terza dimensione, l’altra per i suoi aspetti narrativi.

D: il giorno che hai scoperto il feltro. Puoi raccontarci com’è andata?
E: scoprii il feltro parecchio tempo fa. O meglio, scoprii la tessitura infeltrita gli effetti strepitosi che si ottengono intrecciando e follando, la mescolanza di fibre e colori: era verso la metà degli anni ’80.
La mia voglia di quegli effetti rimase a lungo frustrata. Dieci anni più tardi a Kiev vidi in una galleria dei lavori in feltro e alla mia domanda di dove si potesse imparare mi fu risposto: in Ungheria! Ma dove???
Finalmente nel 2000 trovai la mia prima insegnante. Nel frattempo avevo provato ad infeltrire dei tessuti da me intrecciati ed avevo incontrato Jorie Johnson, che mi aveva parlato di lane locali. Sia i tessuti follati che la ricerca di lane locali da parte dell’artista Usa sono stati  una miccia per la mia curiosità. Intorno al 2000 cercavo un mezzo più tattile ed immediato della tessitura operata, il feltro arrivò al momento giusto!

Eva Basile

D: ho sentito vari motivi per cui i felt-maker dichiarano il loro amore per il feltro. Perché ha caratteristiche eco-friendly, perché si può realizzare senza l’utilizzo di macchinari, perché è un materiale tessile antichissimo che ha protetto e riscaldato l’Uomo fin dalla Preistoria. La tua ragione qual è invece?
E: già prima ti dicevo che il feltro è arrivato nella mia vita in un momento nel quale cercavo un mezzo più immediato, più semplice, meno progettato. Arrivavo da anni di lavoro e di insegnamento della tessitura jacquard. Una tecnica in cui si passa molto tempo a progettare, in cui si hanno grandi responsabilità. Se sbagli butti via il lavoro di giorni, un lavoro che può costare degli investimenti significativi. Disegnavo e progettavo tessuti per le case di moda: aziende che vanno sempre di fretta e per le quali non è possibile fare errori.
Il feltro era mio e basta, tattile, un po’ animale, istintivo, insomma.

D:     Lo  stato di salute del feltro artigianale? E come prevedi sarà il suo Futuro?
E: Il feltro non è la ‘moda del momento’, lo avevo temuto, ma vedo che continuano ad affacciarsi nuovi artefici, nuove forme, nuovi stili. È una tecnica in evoluzione, che ha una sua collocazione fra le tecniche artistiche. È vero che ci sono forme ripetute all’infinito, fenomeni di divismo, ma credo che sia inevitabile. Personalmente spero che ciascuno individui un proprio stile e credo che questo sarà possibile quando le ‘forme’ e gli stilemi del feltro saranno arrivati ad uno stadio davvero compiuto e maturo. Nel frattempo più cose si fanno e si propongono e meglio è: nella quantità emergerà la qualità.

Eva Basile

D: vivi tra Firenze e Porchiano. Cosa ti danno queste due città così diverse fra loro, dal punto di vista creativo intendo?
E: Firenze è la città in cui sono sempre vissuta, in cui ho la collaborazione con la Fondazione Lisio, un luogo straordinario in cui vivo ed ho vissuto i momenti fondamentali della mia vita professionale. In cui ho i miei libri, il computer, in cui ho realizzato buona parte del mio lavoro.
Una città, anche se non grande, è sempre stimolante, e poi si ha tutto a portata di mano, se mi serve qualcosa so dove trovarla.
Porchiano è un centro piccolo e tranquillo, dove ho una casa un po’ più grande ed un giardino e conduco una vita molto più rilassata. La lavoro ai miei progetti personali, ho il tempo per dedicarmici e un po’ di spazio per tenere i materiali, che nella vita di un creativo inevitabilmente si accumulano, copiosi!

D: puoi incontrare un personaggio del Passato. Invitarlo da te per una merenda  e regalargli un tuo lavoro. Con cosa imbandiresti la tavola e quale sarebbe il regalo?
E: Picasso, incontrerei il famoso maestro spagnolo, ma non all’apice della carriera, a vent’anni. Avrei vent’anni anch’io e ci troveremmo nella boheme parigina, pieni di progetti e un po’ in bolletta.
Cosa gli offro? Un fiasco di rosso. Da mangiare qualcosa di semplice, di non cucinato: un pacchetto di patatine, pane e salame, oppure un paio di mele…Tutte le nostre energie sono concentrate a sognare la vita che verrà. Gli dono qualche disegno, siamo ragazzi che hanno ancora da formulare la propria poetica: si parla e si discute, le ore passano e nemmeno ce ne accorgiamo.

Eva Basile

D:  Un consiglio di lettura per chi vuole avvicinarsi al mondo tessile?
E: ah davvero non saprei! L’essere e il tessere, il libro pubblicato una ventina d’anni fa dall’amico Luciano Ghersi per i tipi di Loggia dei Lanzi? O un intero scaffale di cataloghi di mostre d’arte tessile, con i lavori dei maestri e dei tanti artefici, più o meno bravi, più o meno interessanti che usano fili e fibre. Oppure, On designing di Anni Albers ed On weaving, della stessa.

D: il tuo Museo preferito?
E: il Museo di San Marco, il museo della lirica semplicità del Beato Angelico. O La Specola, insomma il Museo di Storia Naturale che si trova in via Romana a Firenze. Molto bello anche il Musèe du Quai Branly a Parigi, il museo di antropologia in cui si trovano oggetti della cultura popolare davvero straordinari.
Come insieme, naturalmente, è sempre un must il Guggenheim di New York: un luogo nel quale la collezione e l’edificio che la ospita sono un tutt’uno irripetibile. Ma se ne devo citare solo uno direi il primo!

Eva Basile

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