Marjolein Dallinga – Intervista esclusiva DHG

da Annalisa Chelli - 26 Febbraio 2016

Annalisa Chelli

Community Manager at DHGshop
Sicily and Tuscany are in my blood. Travelling, movies, music, and art are the things I enjoy the most. I love whales, tattoos, the sea, Africa, good food, big smiles, Picasso, ‘The Master and Margarita’, and ‘Marriage Italian Style’. I believe in Charles Darwin and in the proverbs my grandmother said.
Annalisa Chelli

Marjolein Dallinga

Marjolein Dallinga è una felt-maker di origini olandesi. Ha scelto il Canada come paese adottivo e adesso è lì che ha la sua casa ed il suo studio.

Marjolein Dallinga

Marjolein, prima di scoprire il feltro, esprimeva la sua creatività soprattutto attraverso la pittura. Ma una volta incontrato questo antico mezzo espressivo, come ci racconta lei stessa nell’intervista, non lo ha più lasciato. I suoi lavori, traboccanti di colori e sfumature e che attingono a piene mani nella Natura, non sono passati inosservati tantoché vanta collaborazioni persino con il Cirque du Soleil per il quale ha creato costumi di scena straordinari. Abbiamo la fortuna di conoscere Marjolein qui in DHG e abbiamo anche un’altra fortuna che è quella di avere l’opportunità di ospitarla a Prato il prossimo ottobre, con una mostra al Museo del  Tessuto e con un workshop sempre presso il museo. E ora la parola passa a Marjolein.

 

Marjolein Dallinga

Intervista

DHG: ciao Marjolein.  Hai voglia di raccontarci come sei arrivata a scoprire il feltro e cosa rappresenta per te?
MARJOLEIN: scoprii il felto 21 anni fa, in una fattoria di pecore qui in Quebec. Andai con il mio bambino a un’evento in cui tosavano le pecore e la signora della fattoria fece delle dimostrazioni di filatura e di lavori con il feltro, e io rimasi colpita dalla magia del feltro. Comprai della lana sul posto e da lì inizò tutto. Non ho mai smesso di lavorare il feltro, non sono mai passata ad altri materiali espressivi da allora. Seguii un corso in una fattoria, realizzammo un tappeto. Sento di avere trovato il mio mezzo espressivo quando ho scoperto la lana e il feltro. Il mezzo è il messaggio, è molto importante per me. Il feltro è protettivo ed è un materiale basato sul legame, è piuttosto semplice e indulgente, è leggero, ha costi contenuti e non richiede l’impego di arnesi per creare. Tutto questo è importantissimo per me. È vicino alla mia anima, per così dire.

D: ho letto nella tua biografia che hai frequentato un’accademia dove hai studiato disegno e pittura.  Pensi che questo tuo bagaglio artistico ti abbia facilitato nel praticare l’arte del feltro?
M: sì, ho studiato arte in Olanda. È un corso di studi di 5 anni. Ma per tutta la vita mi sono data da fare per creare cose, con qualunque tipo di materiale. Nel lavorare con il feltro sento di avere trovato la mia maniera di collegare la pittura e la scultura, e il mio amore per le tecniche d’artigianato. Persino all’accademia d’art cucivo spesso i miei dipinti insieme, li strappavo via dalla cornice per tagliarli, lavorarli in patchwork o renderli sculture cucendone dei pezzi insieme. Ero molto poco soddisfatta dal realizzare solo dei disegni o dei dipinti. Sono ancora molto interessata all’arte contemporanea e all’artigianato, li studio per conto mio adesso. Ho senz’altro un approccio da artista visiva verso i miei lavori in feltro, così come nell’insegnamento.

Marjolein Dallinga

D: sei nata in Olanda ma vivi da vent’anni in Canada. Quanto le tue radici hanno influenzato la persona che sei oggi e la tua attività di artista?
M: essere emigrata in Canada, e l’avere lasciato il mio paese, l’Olanda, è una cosa che ha ancora una grande influenza sul mio lavoro. Noi immigrati vogliamo vivere in due mondi, e ovunque andiamo, il nostro cuore vuole sempre essere altrove. Il senso d’appartenenza, le radici, e l’identità sono temi che vedo ricorrere continuamente. Essere un’emigrante in questo paese enorme, dovere parlare due lingue straniere, non avere mai un vero senso di appartenenza sono degli handicap che sono divenuti i miei migliori alleati per la mia arte e il mio insegnamento. Sono convinto che trovi la creatività principalmente nei lati oscuri della tua vita. Sento che la lana e il feltro come tecnica mi hanno dato tanto a cui aggrapparmi. La lana mi protegge, una seconda pelle, ed è stata molto buona con me. Viaggiare per il mondo, insegnare e mettere in mostra le mie opere è un privilegio straordinario. Sono davvero grata che la lana sia entrata nella mia vita. Per dirla semplicemente, è la mia vita.

D: dopo un percorso tutto in crescita, sei arrivata a collaborare con il Cirque du Soleil. Spettacolare macchina circense conosciuta in tutto il mondo. Cosa hai tratto da questa esperienza e quanto ha sollecitato la tua creatività?
M: l’incontro con il Cirque du Soleil è stato molto fortunato. È stata una vera fortuna che mi abbiamo chiamato. Il mio lavoro è stato notato da uno dei loro collaboratori che è venuta a uno dei miei workshop a Montreal. Lì ho incontrato il compianto Francois Barbeau, un famoso costumista Canadese. È stato molto colpito dai miei lavori in feltro e poi ho iniziato a fare diversi esperimenti per il Cirque, per vedere se questo potesse essere un materiale interessante per il loro spettacoli. Più tardi, alcune creazioni sono state usate nei loro show. Questa opportunità ha cambiato totalmente il mio lavoro, mi sentivo così ispirata che era come se fossi stata sepolta sotto la neve qui in Canada e improvvisamente tutti i miei fiori fossero spuntati e avessero iniziato a sbocciare in modo straordinario. Ho lavorato con lui per 7 anni. Oggi faccio solo un lavoro di produzione per il Cirque. Non si può fare niente da soli, c’è sempre qualcuno che ti aiuta. Per me Francois è stato molto importante, il suo rispetto e fiducia nella mia arte mi ha dato un sacco di coraggio e di valore.

Marjolein Dallinga

D: i tuoi ultimi lavori celebrano la Natura e, a me sembra almeno, il mondo sottomarino. Come nascono queste tue creature e perché questo tuo forte legame alla Natura?
M: amo la natura profondamente, se tu potessi vedere dove viviamo capiresti. La natura è molto presente nella mia vita, è la cosa che amo del Canada, questa natura selvaggia. Ma l’ho sempre amata anche in Europa, abbiamo viaggiato molto quando ero una bambina, adoravo fare immersioni lungo la costa spagnola — forse è quello il mondo sottomarino che pare ricorrere continuamente. Mi piace guardare le piante e gli animali. Passo molto tempo all’aperto, a passeggiare, a guardare, a fare foto e girare brevi video.  Questo finisce tutto nel mio lavoro, non provo mai a copiare la natura, mi sento solo a casa in essa. Provo ad esprimere quella sensazione nel mio lavoro. Come se provassi a superare il dualismo dell’interno e l’esterno, per renderli una cosa sola.

D: le tue mani sono i tuoi strumenti di lavoro più importanti. Che rapporto hai con esse?
M: amo toccare e al tempo stesso lo faccio con timidezza. Mi lascio facilmente sopraffare dalle cose, forse è ipersensibilità. Mi sento viva nelle mani più che altrove.

Marjolein Dallinga

D:  sono molto felice di dare una piccola anteprima ai nostri lettori. Il prossimo ottobre terrai una mostra personale presso il Museo del Tessuto di Prato e DHG sarà partner dell’ evento. Puoi anticiparci qualcosa al riguardo?
M: l’invito è di grande ispirazione per me. Tutto questo si è sviluppato in modo molto organico, che mi piace molto. Penso di essere nel posto giusto quando non ci sono forzature. Voglio fare 7 sculture piuttosto grandi, sono tutte collegate fra loro. Tutti lavori nuovi perché sono ancora nel processo creativo e preferirei lasciarlo ancora un po’ nell’ombra.

D: sei moglie, mamma di tre figli e hai un lavoro impegnativo. Quali sono i tuoi segreti per riuscire ad avere una vita così piena e, almeno apparentemente, senza rinunce?
M: mi piace quello che faccio e ho un sostegno incondizionato da mio marito. Senza ciò non potrei fare niente di tutto questo. Sono molto grata per la vita e per la famiglia che ho qui in Canada.

D: cosa ti aspetti dal futuro?
M: non saprei proprio…

Marjolein Dallinga

Marjolein Dallinga Bloomfelt

Se ti è piaciuta questa intervista allora potrebbe interessarti anche quella fatta a Catherine O’Leary.

Related Post

Scrivi un commento