Le donne di Feltrosa

da Gaia Gualtieri - 5 Giugno 2013

Gaia Gualtieri

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Le donne di Feltrosa

Feltrosa è un progetto annuale che si materializza in una settimana di intenso impegno da parte di tutti, organizzatori e partecipanti, è un lavoro corale, il successo dell’iniziativa risiede nel concetto ben espresso da Antonella Sabatini: “Feltrosa mi porta in un mondo della magia… un fattore indicibile che dice, il dicibile che è dentro l’indicibile”.

Completare un laboratorio di Feltrosa è sempre motivo di orgoglio.

Completare un laboratorio di Feltrosa è sempre motivo di orgoglio. – img. courtesy of Feltrosa, ©KEVO.biz

In quest’ottica mi sono sempre riproposto di affrontare la comunicazione di Feltrosa come una lieve confessione, ho sempre voluto che fosse fatta in punta di piedi. Di rientro dall’edizione di quest’anno mi sono trovato davanti alla mia classe di giovani donne presso una famosa scuola di moda di Firenze e cercando di passare in rassegna tutti i loro giovani volti ho cercato di spiegare cosa potrebbe riservare loro la vita, la migliore delle esperienze, ovvero essere donne, ma non quelle delle copertine delle riviste di moda che spesso sfogliamo per dovere in classe, bensì come quelle che popolano Feltrosa, di cui ho avuto l’onore di raccogliere le confessioni di vite coraggiose.

Ho quindi mostrato in classe le foto di Antonella, Chiara, Yana, le DONNE di Feltrosa, che scelgono l’arte anche per cercare di comprendere quello che il mondo non rivela, che cercano attraverso il medium non prevedibile del feltro, di dare forma all’imperfezione del quotidiano.

Ho visto le opere che venivano installate sotto l’occhio attento delle autrici, Sonia Stefanutti ha vinto la sua paura dell’altitudine salendo sulla piattaforma per fasciare la torre di Porchiano, Chiara Valentini ha occupato con i suoi lumaconi il giardino di Eva e Paolo sotto gli occhi curiosi dei passanti, Yana Drumeva ha preso possesso dell’unico torrione cavo delle mura del borgo amerino per lavorare con la precisione e la dedizione di un artigiano nella disposizione dei propri fiori bianchi. Benedetta Monetti ha ridato vita ad un edificio abbandonato da anni, popolandolo di presenze colorate sospese in aria, conquistando con la sua simpatia tutto il paese, Alice Agnoni ha mostrato il valore della coesione portando con se una famiglia allegra e sorridente assieme al suo portale rosso e verde delle piante che la ricoprivano, infine, Chiara De Marco che si salva da sola dalla sua stessa prigionia gettando una enorme treccia che scende fluttuante lungo le mura.

La mia Feltrosa è sempre stata una celebrazione del femminile nelle sue forme più misteriose quale la capacità generatrice, dove ciò che conta non è necessariamente il risultato finale, ma il percorso.

“L’uomo non capirà mai la solitudine della donna. L’uomo giace nel ventre di una donna solo per raccoglierne la forza, si nutre di questa unione, risorge e va nel mondo, nel suo lavoro, in battaglia, nell’arte. Non è solo. È impegnato. La memoria del nuoto nel liquido amniotico gli da energia, lo completa. Anche la donna è impegnata, ma si sente vuota. La sensualità per lei non è soltanto un’onda di piacere in cui bagnarsi o una scarica di gioia elettrizzante al contatto con l’altro. Quando un uomo giace nel suo grembo lei è completa, ad ogni atto di amore lei accoglie l’uomo dentro di sé con un atto di nascita e rinascita, di educazione del figlio e sostegno all’uomo. L’uomo giace nel suo grembo e rinasce ogni volta con il desiderio di agire, di essere. Ma per una donna il climax non è il partorire, ma il momento in cui l’uomo riposa dentro di lei.”

Anaïs Nin, The Diary of Anaïs Nin, Vol. 1: 1931-1934

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