Ruth Packham: interviste esclusive DHG

da Annalisa Chelli - 21 Aprile 2016

Annalisa Chelli

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Sicily and Tuscany are in my blood. Travelling, movies, music, and art are the things I enjoy the most. I love whales, tattoos, the sea, Africa, good food, big smiles, Picasso, ‘The Master and Margarita’, and ‘Marriage Italian Style’. I believe in Charles Darwin and in the proverbs my grandmother said.
Annalisa Chelli

Ruth Packham felt maker

Ruth Packham è una vecchia conoscenza di DHG. Con Ruth, infatti, abbiamo collaborato per la realizzazione di tre video tutorial sulla tecnica del feltro ad ago.

Ruth Packham

Foto di Mira Andres.

Per chi non li avesse mai visti e per chi volesse invece rinfrescarsi la memoria i video in questione sono: Feltro ad ago in pillole: l’ABC, Feltro ad ago in pillole: Feltro in 2D e Feltro ad ago in pillole: Feltro in 3D.

Ruth Packham è nata in Inghilterra. Adesso vive in Galles. Dopo una laurea in Belle Arti si dedica alla stampa serigafrica su tessuto, alle tinture naturali e alle installazioni video. Di lì a qualche anno scopre il suo amore per la lana e successivamente per il feltro che le dà la possibilità di sperimentare quello che più le piace: fare cose. Il feltro le offre l’opportunità di creare da una fibra di lana un oggetto, persino tridimensionale, robusto come il tessuto. Ruth si cimenta nel feltro ad acqua e nel feltro ad ago. Il suo stile è ben riconoscibile e si esprime attraverso la realizzazione di piccoli animali, vasi, quadri in feltro e tutti questi lavori hanno un minimo comun denominatore: la passione per gli animali e le piante. I suoi soggetti preferiti sono gli uccelli che realizza in forme realistiche, ma anche in forme e colori di pura fantasia.

A me Ruth Packham piace perché esprime il suo lato artistico in maniera gioiosa, ma anche rigorosa. E anche perché mi riporta a un tempo lontano, nella mia infanzia, dove il legame Uomo/Natura era molto più potente e semplice di quello che sia possibile vivere oggi.

E ora vi lascio all’intervista con Ruth, dandovi prima una piccolissima anticipazione. Ruth Packham e DHG collaboreranno ancora insieme. Restate sintonizzati!

Ruth Packham opera in feltro

Intervista

DHG: Ciao Ruth, quando è entrato nella tua vita il Feltro??
RUTH:
 Realizzai il mio primo lavoro in feltro circa 9 anni fa. Lavoro con i tessuti da più di vent’anni, principalmente con la serigrafia. Mi piace tutto ciò che ha a che fare con il tessuto, per cui non so perché ci ho messo tanto a misurarmi con il feltro.

D: Sei una felt maker che pratica sia needle felting che wet felting. Puoi spiegare, a chi non lo sapesse, la differenza fra questi due metodi?
R: 
Ho iniziato con il feltro ad acqua, una tecnica antica che consiste nel posizionare degli strati di fibra di lana l’uno sull’altro. Questi strati vengono poi bagnati con acqua calda e un po’ di sapone, e quindi strofinati o fatti rotolare, finché le fibre non si uniscono e ritirano producendo un tessuto forte e durevole. Spesso uso la fibra di lana come materiale da disegno, producendo dei quadri fatti con feltro ad acqua. Finché ho provato il feltro ad ago circa 7 anni fa, il mio lavoro è sempre stato bidimensionale, mentre oggi faccio più delle sculture di lana che dei quadri. Il feltro ad ago, o l’infeltrimento a secco, è una tecnica che consiste nel perforare la fibra di lana con uno speciale ago uncinato. Più la fibra è lavorata, più diventa dura, dato che la lana si attorciglia. Così, la lana può essere scolpita per creare oggetti tridimensionali. Le tecniche sono intercambiabili e trovo entrambe magiche.

Ruth Packham opera in feltro

D:  Sul tuo sito ufficiale ho letto una frase che mi è piaciuta moltissimo: ‘spero che i miei lavori strappino un sorriso’. Pensi che l’Arte possa avere anche un valore terapeutico per chi la pratica e per chi la ammira?
R: 
Mi sono formata nell’ambito delle belle arti molti anni fa, e una volta laureatami ho ripudiato l’arte e il mondo dell’arte, perché ero stanca di dovere giustificare intellettualmente ogni mia decisione o intenzione creativa. Per molti anni ho fatto solo cose con un’utilità pratica. Oggi, sebbene io non abbia perso il mio sano cinismo, sono felice se qualcosa dona un sorriso a chi guarda. Spero che il mio lavoro sia giocoso e divertente, dato che queste sono le qualità che tristemente mancano da molte vite, e se quello che creo può portare un po’ di luce nel mondo sono contenta! Credo molto fermamente nel potere dell’arte di toccare lo spettatore su molti livelli: come evasione, come fonte di meraviglia e contemplazione, come forza antagonista e come elemento capace di offrire un punto di vista diverso, per esempio. Attualmente, sto lavorando come felt maker su di un progetto che si chiama ‘Art on Prescription’ (‘Arte dietro ricetta medica’). Sto tenendo un corso per 10 persone venute spontaneamente o mandate lì dal medico, perché seguire il corso gli farà bene alla salute e arricchirà le loro vite. So con certezza che essere creativi ha un enorme potere terapeutico. value.

D: Sei ormai una felt maker conosciuta e apprezzata. È stato un percorso difficile il tuo? Vuoi dare qualche consiglio a coloro che aspirano a fare della propria Arte un mestiere?
R: 
Credo che il mio viaggio sia solo all’inizio, ho tanta strada da fare prima di raggiungere il successo! Lavorare come artista è un percorso difficile in molti sensi, significa decidere di essere poveri e frustrati ma anche di essere felici. L’autopromozione occupa troppo del mio tempo, quando preferirei lavorare, ma è così che vanno le cose. I social certamente permettono agli artisti di ottenere ampia visibilità per il loro lavoro, per cui non possono non piacerti! Forse il mio consiglio a chi voglia intraprendere la carriera artistica è di essere versatili, pronti ad abbandonare le proprie sicurezze, e ad urlare per farsi sentire perché probabilmente nessuno lo farà per te. Siate tenaci perché verrete respinti, ma fate della creatività il centro della vostra vita, tenete gli occhi aperti e cercate di essere originali!

Ruth Packham opera in feltro

D: La tua più grande soddisfazione lavorativa?
R: 
Finora, e ho molti anni davanti a me, spero, una delle mie massime soddisfazioni è stata quando l’anno scorso ho organizzato un progetto per realizzare una gigantesca conchiglia di feltro (sponsorizzata da DHG con la sua fibra di lana) che mi ha permesso di lavorare con 4 altre felt maker, Esther Weber, Anu Voelp, Stefani Andernach e Dana Oswald. All’epoca non ero consapevole del fatto che questo tipo di progetto tra felt maker fosse in realtà molto insolito, così i 5 giorni estremamente fruttuosi in cui abbiamo lavorato insieme e imparato l’una dall’altra sono stati un momento molto speciale. Non ho vinto premi o riconoscimenti per il mio lavoro e spesso vengo scartata nei bandi a cui partecipo, ma sono sempre orgogliosa quando la gente compra i miei lavori e specialmente quando dopo mi dicono quando gli piacciono. Ed è motivo d’orgoglio collaborare con DHG ;)!

D: Molti hanno ancora una visione anacronistica e limitata del feltro. Quali secondo te, invece, le potenzialità di questo manufatto?
R:
La maggioranza delle persone non ha idea di come si faccia il feltro, e di certo non ci hanno mai riflettuto. Nel Regno Unito, quando si parla di feltro gran parte delle gente pensa al tessuto industriale che usavamo per lavorini di cucito alle elementari, o il feltro lanuginoso che usiamo per fare dei quadri.  Come tecnica, mi pare che il feltro nel mondo dell’arte sia tenuto in minore considerazione rispetto ad esempio la ceramica o l’oreficeria. Probabilmente la gente pensa al feltro e gli vengono in mente solo i fiori colorati che arrivano dal Nepal e dell’India. Come artista ed artigiana trovo frustrante che esista questo pregiudizio, ma per me, che non ho mai preso la strada più facile nel mio lavoro, significa dovere lavorare ancora più duramente, per contribuire ad abbattere questi preconcetti, per cercare di realizzare lavori che faccia spiccare il felt makeing come tecnica valida e contemporanea. Basta guardare ad alcuni degli artisti che lavorano con il feltr oin giro per il mondo per capire la versatilità della fibra di lana: Andrea Graham, Judit Pocs, Gladys Paulus, Stephanie Metz, Esther Weber e Anu Voelp solo per citarne alcune. La lana è un materiale fenomenale. Sono costantemente ammaliata dal suo potenziale, e di certo credo che lo userò sempre come mio materiale preferito. Come felt maker e artista, le possibilità di quello che può essere creato usando un “mucchio di lanugine” sono infinite e molto, molto eccitanti.

Ruth Packham opera in feltro

D: Pecora, yak, cammello, alpaca, coniglio, capra e persino il castoro. Sono solo alcune delle fibre animali che si possono infeltrire. Quale la tua preferita e perché?
R:
Ho lavorato principalmente con lana di pecora, e ci sono così tante varietà tra le quali scegliere che non posso fare a meno di indicarla come mia fibra preferita. In particolare, mi piace la Shetland e la Blue Faced Leicester sia per il feltro ad ago che per il feltro ad acqua.

D: La canzone che ti fa sussultare il cuore anche al centesimo ascolto e il libro che hai sul comodino.
R: 
Mi piacciono tutti i tipi di musica, per cui è difficile scegliere una canzone sola, ma ‘I want you’ di Elvis Costello mi fa davvero sussultare il cuore. Al momento sto leggendo ‘Nora Webster’ di Colm Toibin e quando sono in studio ascolto ‘The Book of Speculation’ di Erika Swyler. Ascolto moltissimi audiolibri, sono i miei compagni ideali mentre lavoro: a chi non piace farsi leggere una storia?

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