Amigurumi made in Prato: Ohioja vorremmo vivere nel tuo mondo

da Annalisa Chelli - 4 Novembre 2015

Annalisa Chelli

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Sicily and Tuscany are in my blood. Travelling, movies, music, and art are the things I enjoy the most. I love whales, tattoos, the sea, Africa, good food, big smiles, Picasso, ‘The Master and Margarita’, and ‘Marriage Italian Style’. I believe in Charles Darwin and in the proverbs my grandmother said.
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Amigurumi made in Prato

Ylenia Tagliafraschi. Un nome dal suono tutt’altro che nipponico ma che invece col Giappone ha molto a che fare. Ylenia è infatti un’esperta di Amigurumi.

amigurumi

Un metodo di lavorazione dei filati grazie alla quale si realizzano stupendi pupazzetti, ai ferri o all’uncinetto. Una tecnica che ha radici profonde e che oggi scopriamo con Ylenia, nostra concittadina esperta di Amigurumi e innamorata del Giappone. I personaggi che escono dalle sue mani sferruzzanti le somigliano molto: sono dolci, colorati e fanno venir voglia di essere felici!

Potevamo quindi farci scappare una collaborazione con lei? Certo che no. Abbiamo chiesto a Ylenia di realizzare un Amigurumi di piccole dimensioni con il nostro filato Piuma, così da avere tre vantaggi: minor tempo speso nella realizzazione, facilità di esecuzione anche per i principianti e più possibilità di impiego una volta finito. Per scoprire l’Amigurumi di Ylenia  e vedere come noi lo abbiamo utilizzato, clicca qui!

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Intervista

DHG: domanda d’obbligo per iniziare un intervista. Come sei approdata al mondo tutto giapponese dell’Amigurumi?
YLENIA: da tanti anni oramai sono fissata sul Giappone, in un periodo in cui avevo mooooolto tempo libero mi sono messa a sbirciare su internet in siti di handmade e craft. Come per magia mi sono imbattuta in queste cosine carine e simpatiche!

D: come spiegheresti questa tecnica a chi ancora non la conosce? E’ simile all’antichissima lavorazione con l’uncinetto o ci sono delle differenze sostanziali?
Y: sisisisi è molto simile, e vi dirò anche semplice. Basta sapere i punti base dell’uncinetto la differenza sostanziale è che si lavora a spirale, senza chiudere mai il giro. Poi magari guardando bellissimi libri giapponesi t’imbatti in qualche lavorazione più spericolata, ma con i punti base si può far di tutto. L’importante è non creare buchi tra una maglia e l’altra, sennò non è carino!

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D: mi sembra di aver capito che i soggetti preferiti da chi pratica Amigurumi sono ben definiti. Raccontaci quali sono in generale e quali invece i tuoi preferiti.
Y: ci sono i grandi classici, o comunque le cose più comuni. Metti anche che non avendo confidenza si tende a riprodurre pattern di altri e quindi via libera a dolcetti, bambole e animalini in versione pupazzetti. Personalmente amo quella cosa tipicamente nipponica del creare oggetti antropomorfi. Mi fa più ridere l’idea di oggetti o cibi che ti guardano sorridenti, però ultimamente sto riscoprendo il piacere di fare anche qualche animaletto (sempre sorridente).

D: Kawaii (termine giapponese che significa carino, adorabile) e Amigurumi  vanno a braccetto. Cosa significa per te essere Kawaii?
Y: è un requisito fondamentale. Di base gli Amigurumi non hanno un uso ben preciso, devono solo essere kawaii! Bhè la domanda è difficile. Se si parla di Amigurumi kawaii è quando li vedo e mi fanno una certa tenerezza. Personalmente non devono essere per forza splendidi e perfetti, mi devono intenerire. Me li vorrei portare tutti a casa. Per esempio l’anno scorso in un negozio a Kyoto c’ erano Amigurumi fatti benissimo, tecnicamente perfetti, poi mi giro e vedo un draghetto messo via in una cesta. La cesta delle cose scontate ma aveva una faccina così tenera che me lo son portato a casa (grande scomodità visto che era enorme).

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D: hai un mentore al quale t’ispiri?
Y: negli Amigurumi no. Cioè quando apro un libro fatto bene impazzisco però è anche difficile seguire i designer nipponici. Apri siti e di base non capisci nulla di quel che dicono 😐 Comunque quel popolo ha la capacità di avere un senso estetico ed una manualità tale che boh mi piacciono tutti, da quelli perfetti fin nel minimo dettaglio a quelli fatti tutti storti. Famosi e non. Il mio idolo supremo invece non c’entra nulla con gli Amigurumi e il Giappone. Lei cuce, fa grafiche, ha mille collaborazioni ed è coleì che mi ha fatto pensare “fare pupazzi così è una cosa incredibile!”. Si tratta di Heidy Kenney aka My Paper Crane.

D: di cosa ti circondi mentre realizzi le tue creaturine? Musica, una tazza di tè, amiche…
Y: la tazza di tè è d’obbligo, meglio se è Hojicha! Poi abiti comodi e musichetta o documentari di sottofondo. Preferisco lavorare da sola così rimango concentrata e il lavoro mi sembra anche più veloce. Poi ogni tanto mi fermo, controllo, vedo se c è qualche punto che non mi piace… insomma sono più nel mio mondo.

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D: sei mai stata in Giappone?
Y: si, per ora tre volte ma sto già lavorando per trovare il modo di arrivare velocemente alla quarta. Mi manca, mi manca tanto.

D: perché il nome ‘Ohioja’?
Y: perché ogni volta che le persone vedevano i miei Amigurumi esclavamano: ohioja bellini!

D: progetti futuri?
Y: mhhhhhhhhhhh spero di poter dedicare più tempo al progetto Ohioja, magari iniziare a girare un po’ di più ed in posti nuovi per fare workshop e diffondere la nobile arte degli Amigurumi.

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2 Commenti per Amigurumi made in Prato: Ohioja vorremmo vivere nel tuo mondo

  1. sara

    Belli…anzi ohioja bellini!!!

  2. Annalisa Chelli

    Ciao Sara, vedo che sei entrata nel giusto mood! Buona giornata.

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